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Bufalificio Alfano
Con la pubblicazione su “L’Espresso” di altre intercettazioni che hanno per protagonisti Saccà e il premier piazza-veline, il premiato bufalificio Alfano riprende la sua distribuzione di bufale di qualità. Alfano afferma che il progetto di Berlusconi è assolutamente necessario perché circa il 33% dei costi della giustizia derivano dalle intercettazioni:
Per il 2007 lo Stato ha messo a bilancio della giustizia 7 miliardi e 700 milioni di euro, mentre per le intercettazioni si sono spesi 224 milioni e non 2 miliardi abbondanti come vorrebbe far credere il ministro Alfano. Le intercettazioni pesano effettivamente un terzo, ma non sui costi totali della giustizia bensì su un sottocapitolo del bilancio della giustizia, quello chiamato “spese di giustizia” e che comprende compensi vari a periti e interpreti, le trasferte della polizia giudiziaria, il gratuito patrocinio, indennità ai giudici onorari e di pace. Altro particolare poco noto è che queste spese sono “ripetibili”, cioè dovrebbero essere restituite allo Stato dai condannati al termine dei processi.

Alfano dichiara che “gran parte del paese è sotto controllo”; gli fa eco Gasparri il quale ribadisce che.. No, ma chi se ne frega di Gasparri! In Italia ci sono 45.000 decreti di ascolto all’anno su 3 milioni di processi, in più negli altri paesi le intercettazioni sono affidate ai servizi segreti e alla polizia senza che vi sia alcuna statistica. In Gran Bretagna sono 653 gli organismi statali ( compresi i 474 consigli locali) che possono intercettare conversazioni telefoniche e corrispondenza privata. Persino i vigili del fuoco e il servizio ambulanze sono autorizzati ad intercettare.

Le intercettazioni costano troppo? Basterebbe pagare i vari gestori telefonici a forfait o vincolarli ad offrire tariffe agevolate nell’ambito del rilascio della concessione pubblica. Lo Stato affitta presso società private le apparecchiature usate dalle polizie e ogni volta che lo Stato acquisisce un tabulato telefonico paga 26 euro alla compagnia telefonica; al gestore deve versare circa 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per un cellulare, 12 al giorno per un satellitare.

Ancora dubbi sulla “convenienza economica” delle intercettazioni? Tagliamo la testa al toro. Inchiesta Antonveneta su Ricucci e company; costo dell’indagine: 8 milioni di euro. Soldi recuperati in risarcimenti versati da 64 indagati per poter patteggiare: 340 milioni, alcune decine dei quali messi a bilancio dello Stato per nuovi asili. Il resto, basta a pagare le intercettazioni di tutto l’anno in tutta Italia. Ecco smontata in poche righe la balla dell’Italia spiata.

(nella foto alcuni dipendenti del gabinetto del ministro buttano giù degli appunti per il prossimo discorso di Alfano)

 

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Due palle
L’Italia scivola sulla buccia di banana dei rigori e lascia gli europei. Sull’insipienza tecnica mostrata dai nostri giocatori c’è poco da dire: non era aria ed anzi siamo andati fin troppo oltre. Due fuoriclasse si sono invece rivelati Dossena e Collovati che hanno deliziato le platee con commenti tecnici arditi sciorinando un vocabolario di poco più compleso di quello di Floriana del GF. Congiuntivi fantasma e consecutio temporum da brivido hanno dato brio alle soporifere telecronache di Civoli e soci, che sono riusciti a far rimpiangere i “Bertoootto” e il “cipiglio fiero” dell’intramontabile e bollitissimo Pizzul. Dopo le prime partite in compagnia di Collovati e Dossena ho perso conoscenza e ho ripreso colore seguendo le deliranti radiocronache della Gialappa’s Band che restano l’ultimo baluardo di un mondo, quello del calcio, che continua a prendersi sul serio in modo imbarazzante. Ci saranno pure in ballo miliardi di euro, ma si tratta pur sempre di correre dietro ad una palla! Mi dispiace poi per tutte quelle veline, stelline, letterine, attricette che in questi giorni avevano promesso uno strip in caso di vittoria dell’Italia: poverine, avranno altre occasioni per mostrare le loro doti artistiche…Lo strip celebrativo è la più grande bufala del calcio. Tutta colpa della Ferilli che è stata la prima a prometterlo per lo scudetto della Roma: la Roma vince e lei si presenta in bikini! Scandaloso! Non capisco perché la FIGC non abbia aperto un’inchiesta. Ora godiamoci l’estate in attesa che tra qualche settimana riprenda quello che è il vero oppio dei popoli. Almeno per quello italiano.

 

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Salvate il soldato premier
Il bombardamento a tappeto delle truppe berlusconiane ormai è quotidiano, d’altronde perché aspettare? Dopo le intercettazioni, bloccate a favore esclusivo della collettività, ora tocca ai processi, sempre a favore esclusivo della collettività. A salvare il soldato premier sono stati inviati due anonimi senatori, scudieri fedeli del cavaliere con macchia e senza vergogna, i quali hanno proposto due emendamenti che, se approvati, farebbero di fatto slittare il processo Berlusconi-Mills. Il primo emendamento prevede la distinzione tra reati gravi e meno gravi stabilendo quali siano i procedimenti da istruire prima degli altri; il secondo prevede la sospensione degli altri processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 “che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado”. Tradotto dal legalese: blocchiamo subito questo cazzo di processo Mills! Berlusconi ha scritto a Schifani una commovente lettera, declamata in Senato dallo stesso Renato “non sapevo fossero mafiosi” Schifani, in cui l’unto del Signore spara a zero sulla magistratura milanese e in particolare sul presidente della decima sezione del tribunale di Milano, Nicoletta Gandus, ricusata ufficialmente nelle stesse ore. Le labbra della principessa Veltroni sono state sfiorate dalla bocca del principe azzurro: finalmente l’oppositore ombra sembra essersi svegliato quando ha annunciato che il dialogo con Berlusconi finisce con la presentazione di questi emendamenti. Buongiorno, principessa! Anche il lodo Schifani, giudicato anticostituzionale dalla Consulta di Stato nel 2004, e che prevede l’intoccabilità delle prime 5 cariche dello Stato presto sarà ripresentato. Sempre nell’interesse della collettività.

 

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Let’s rock!
Davanti ai piccoli ma già voraci squali di Confindustria, il Cavaliere con macchia e senza vergogna annuncia l’ennesimo provvedimento ad esclusivo beneficio dei giovani precari e degli operai in cassa integrazione: il tanto sospirato giro di vite alle intercettazioni telefoniche. Finalmente! Erano anni che i sindacati, gli intellettuali e il Manuela Arcuri fans club di Crotone protestavano contro l’uso indiscriminato e la divulgazione mediatica delle intercettazioni. I giovani piranhas di Confindustria sono esplosi in un fragoroso applauso quando il premier ha preannunciato 5 anni di galera a chi ordinerà e a chi eseguirà intercettazioni al di fuori di indagini riguardanti terrorismo, mafia e criminalità organizzata. 5 anni di pasti scadenti e saponette da raccogliere nella doccia anche per chi le propagherà, oltre ad una sostanziosa penalizzazione economica per gli editori. Fuori luogo le proteste e le paure dei giornalisti; i quotidiani non sarebbero affatto penalizzati dal provvedimento e non subirebbero crolli di vendite: in Italia ci sono ancora milioni di vetri da asciugare e milioni di triglie e cefali da incartare. Per non parlare dei muratori: quei cappellini mica si possono fare con i settimanali. Il ministro della Giustizia, Alfano, legittima la propria nomina a Guardasigilli dichiarando che il progetto di Berlusconi è assolutamente necessario perché circa il 33% dei costi della giustizia derivano dalle intercettazioni: “Questo è un eccesso, occorre porvi rimedio, tutelando la privacy dei cittadini, senza debilitare la forza delle indagini”. Dopo la dichiarazione, Alfano è tornato a rincorrere lucertole e a rosicchiare la sua ciabatta preferita. Sapute le intenzioni di Berlusconi, Moggi ha trascorso la notte davanti ad un noto rivenditore di cellulari di Torino in preda ad una crisi isterica; il proprietario del negozio, avvisato da due senatori UDC che si stavano prostituendo lì vicino, ha cercato di spiegargli più volte che fino a lunedì non poteva vendergli nessuna scheda, ma è stato inutile: ha dovuto regalargli un cellulare giocattolo.

 

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Il divo
Non sopporto le recensioni cinematografiche quindi questa non è una recensione cinematografica. “Il Divo” ha vinto a Cannes ma è irrilevante: anche Sammer ha vinto il pallone d’oro, i Jalisse a Sanremo e l’Italia la prima guerra mondiale. Un bel film, anche se alla fine della proiezione si prova quasi una certa simpatia per l’Andreotti dello schermo; e questo è un male. Si parla di Andreotti ma per un qualche motivo il film sembra invece voler rappresentare le dinamiche del potere politico in generale, ma forse è solo una mia sensazione. Le interpretazioni non credo resteranno nella storia del cinema: Servillo ha uno scatto solo nel monologo finale, la Bonaiuto sarà ricordate per la R moscia e Carlo Buccirosso, nei panni di uno scatenato Pomicino, sembra essere stato prelevato di sana pianta da un film di Salemme. Però è un film che rivedrei volentieri anche subito. Andreotti tormentato dal fantasma di Moro, dal mal di testa e dalla solitudine, passa attraverso la storia d’Italia segnandola senza mai subirla. Bellissime le musiche. L’incontro con Riina è il grottesco nel grottesco, con i pantaloni del boss segnati da una piccola goccia di pipì al momento del famoso bacio. Molte le scene ad effetto. Andreotti e signora che guardano Renato Zero alla tv tenendosi per mano, lo skateboard che annuncia Capaci, il fantasma di Moro nel bagno del divo. Un bel film. Andreotti, quello vero, ha detto di non essere così cinico. Chissà, magari lo è di più.