La pagella di Ghedini

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Dal Misfatto (inserto satirico de Il Fatto Quotidiano) del 20 febbraio

Italiano: Non sono mai riuscito a coglierlo in flagrante, ma sono convinto che tutti i temi brillanti di Angelino Alfano, un bimbo stempiato che prima di sedersi davanti a Ghedini sbagliava persino la firma con la X, siano stati scritti da Niccolò. Entrambi negano, ma Angelino ha sulle braccia degli strani fili che arrivano fino al banco di Niccolò.

Matematica: Non sapendo risolvere una semplice equazione, per prendere tempo, ha messo in dubbio la legalità del mio corso di studi costringendomi a portare in classe la mia laurea. La fotocopia non gli andava bene e mi ha costretto ad andare a prendere l'originale: a causa di problemi burocratici ne sono entrato in possesso solo ad anno scolastico finito. Mi ha fregato.

Storia: A conclusione della sua ricerca sull'antico Egitto afferma che il faraone Cheope non è in alcun modo imputabile della morte delle migliaia di schiavi impegnati ai lavori forzati in quanto, secondo lui, egli era solo l'utilizzatore finale della Piramide.

Ed. Artistica: Interrogato sulle tombe fenicie di una necropoli in Sardegna, afferma di non poter rispondere perché a suo dire non esiste nulla del genere in quella zona. L'ho smentito ricordandogli che lui stesso aveva partecipato ad una visita guidata in quel sito insieme a carabinieri e Sovrintendenza. Dopo un attimo di silenzio mi ha chiesto in quale università mi fossi laureato.

Religione: A proposito della resurrezione di Gesù, afferma stizzito che se fosse stato lui a difenderlo non sarebbe stato condannato a morte: al massimo lo avrebbero interdetto a vita dai pubblici uffici. Avrebbe impostato la sua difesa puntando a screditare i giudici e con l'aiuto del Giornale (di proprietà del fratello di Gesù) avrebbe sostenuto che Caifa aveva avuto una relazione sadomaso con la Boccassini.

Giudizio finale: Agli scrutini finali ha protestato contro le insufficienze asserendo che quei voti erano da annullare in quanto la presidenza che li aveva notificati era incompetente sia dal punto di vista territoriale sia da quello funzionale. Lo abbiamo promosso a pieni voti quando ha chiesto al preside di mostrargli la sua laurea.

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Fabbrica Italiana Auto Tel Aviv

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Dal Misfatto (inserto satirico de Il Fatto Quotidiano) del 13 febbraio

Dopo l'allarmismo delle ultime settimane, Marchionne ridimensiona le sue stesse dichiarazioni e parla del trasferimento della Fiat a Detroit solo come una delle ipotesi in caso di fusione con la Crysler. Molto più verosimilmente, a Detroit verrà spostata solo la “testa operativa” per il mercato americano, mentre a Torino resteranno i manager che si occuperanno degli schiavi europei. La Fiat ha intanto annunciato che il 7 marzo inizieranno gli incontri con i sindacati per decidere le modalità di trasferimento degli attuali dipendenti di Pomigliano nella “newco” che produrrà la Panda. I tempi di trasferimento sono ancora incerti a causa di alcuni intoppi burocratici: il tipo di catena scelta da Marchionne per tenere legati gli operai sul posto di lavoro non rispetterebbe alcune norme comunitarie. Agli incontri parteciperà anche la Fiom, il maggiore sindacato operaio, tecnicamente escluso dalla rappresentanza di fabbrica grazie al “contratto della discordia” imposto alle maestranze torinesi. Un comunicato stampa Fiat fa inoltre sapere che le famiglie dei delegati Fiom saranno liberate e riconsegnate ai loro congiunti al termine degli incontri. La Fiat alla fine resterà a Torino perché un trasferimento all'estero provocherebbe conseguenze disastrose. Per prima cosa la Fiat sarebbe costretta a cambiare nome: la T di Torino che chiude l'acronimo non avrebbe più senso: i marchi dovrebbero essere modificati uno ad uno. Tutte le 34 auto Fiat attualmente in circolazione dovrebbero essere fermate, gli altri milioni di esemplari dovrebbero essere recuperati dalle officine e raccolti in appositi centri dove operai specializzati staccherebbero la T a martellate sostituendola con un adesivo della D di Detroit. Per evitare questa follia, Marchionne aveva persino pensato di rinunciare alla Crysler e acquisire un'azienda automobilistica in fallimento da un'altra città che cominciasse con la lettera T. Non trovando nulla, si era deciso a rilevare una qualunque azienda che stesse per fallire, a patto che la città in cui fosse ospitata iniziasse con quella lettera: le opzioni erano una fumeria d'oppio a Tel Aviv, una fabbrica di baffi esplosivi a Toronto o un gruppo specializzato nell'assemblaggio di congiuntivi irregolari nella città di Tolosa. Come seconda conseguenza la Juventus dovrebbe lasciare il calcio ed iscriversi all' NBA ed in questa prospettiva la dirigenza dovrebbe richiamare in servizio il dottor Agricola, il medico sociale grazie al quale Edgar Davids risultò positivo persino all'esame di gravidanza, per preparare farmaci capaci di allungare i calciatori di almeno 60 cm e trasformarli in nerboruti cestisti neri. Agricola però ha già fatto sapere di non essere interessato perché se non sei Berlusconi è difficile che i tuoi reati vengano prescritti per due volte: meglio non rischiare.

(Nella foto gli operai di Pomigliano trasportano il motore della nuova Panda)

 

Il federalismo? Più tardi: ora ho il bunga bunga!

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Dal mio blog ricavato da un'intercapedine abusiva sul sito de Il Fatto Quotidiano.

Dopo 15 anni di matrimonio con Berlusconi, i leghisti non sono ancora riusciti ad ottenere l'unico regalo di nozze in grado di rendere digeribile l'alleanza con un soggetto che nel 1998 la “Padania” bollava in prima pagina come presunto mafioso: il federalismo. Ad ogni incontro Berlusconi ha liquidato l'argomento rimandandolo a data da destinarsi perché al momento c'erano questioni più urgenti per il Paese: “Umberto, porta pazienza, oggi le casalinghe di Mondragone hanno bisogno dello scudo salva premier”; “Ne parliamo un'altra volta, ho i cassaintegrati sotto casa che aspettano da mesi la legge sulle intercettazioni”; “Scusa, oggi ho poco tempo, la Minetti mi aspetta nello scantinato con una sua amica del liceo che riesce a risucchiare una pallina di gomma da un tubo di 9 metri”.

Sono passati 15 anni. I leghisti hanno provato qualunque cosa pur di ottenere il federalismo; per invogliare Berlusconi hanno persino cercato di fargli credere che fosse illegale, ma nemmeno l'attrattiva di violare ancora una volta la legge lo ha smosso. Visto che gli incontri programmati si sono tutti rivelati inutili, i cervelli delle Lega hanno deciso di sorprendere Berlusconi con dei blitz improvvisi.

Il primo tentativo necessitava di un tipo di evento a cui Berlusconi non poteva mancare e che si ripetesse più volte nel tempo in modo da garantire eventualmente la ripetizione del blitz in caso di fallimento; si optò per un appuntamento molto frequente: il funerale di un soldato italiano ucciso in Afghanistan.

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illustrazione di Matteo Bertelli

 

L'intercettazione. File #1

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Grazie al mio travestimento da cimice elettronica sono entrato in possesso di conversazioni assolutamente esclusive che vedono protagonista Silvio Berlusconi. In questo primo file, dopo la telefonata umanitaria per salvare dalla galera Ruby, una giovane ragazza extracomunitaria di professione nipote di sani principi ma dal prezzo un po' alto, Silvio Berlusconi chiama il centralino della polizia per cercare di giustificare il proprio operato, ma sfortunatamente per lui il suo interlocutore non è quello che avrebbe desiderato: il maresciallo Nico Giraldi.


 

Un'offerta che non si può rifiutare!

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Da "Out of the blue"

Signore e signori, è mio privilegio presentare l'oggetto che tutti stavamo aspettando. I valori del mio colesterolo sono visibilmente su di giri perché è la prima volta che una televendita raggiunge vette di questa qualità. Forse solo il passamontagna elettrico “Nannoloni” della Ciccioli S.p.a o le tonsille pieghevoli “Sgnummex” dei Fratelli Peperone hanno toccato le stesse cime di genialità e innovazione. Se Leonardo da Vinci fosse davvero esistito a quest'ora si sarebbe già precipitato fuori dalla tomba per complimentarsi personalmente con le menti che hanno partorito un prodotto così rivoluzionario. Un prodotto eccezionale, così bello che per la prima volta non avrete sensi di colpa per aver goduto delle gioie dell'autoerotismo insieme ad un oggetto inanimato. La ditta Zurlini & Figli, rinomata nel campo della produzione degli scioglilingua fin dal 2009, è lieta di presentarvi l'ultimo modello dello scioglilingua che ha conquistato i divi di Hollywood e ben tre capi mandamento di Cosa Nostra. Uno scioglilingua di ultima generazione, adatto sia per i palati raffinati sia per i vostri, un “must” per ogni ricevimento in cui si voglia fare colpo sulla figlia minorenne del vostro parroco o riconquistare la stima della vostra vicina di casa che non avete mai più avuto il coraggio di salutare dopo che vi ha scoperto nell'androne buio del palazzo con una zucchina infilata su per il culo. Signore e signori, l'oggetto che vi sto presentando è composto da 45 parole cucite dalle abili mani di selezionatissimi bambini cinesi, tutti rigorosamente al di sotto dei 5 anni per offrire a voi e alle vostre bocche una morbidezza ed una freschezza che solo un bimbo sfruttato dalle ditte occidentali può garantire. Stupite i vostri ospiti con lo scioglilingua Zurlini & Figli, il prodotto grazie al quale potrete togliervi dall'imbarazzo quando non saprete cosa dire a vostra moglie che vi ha appena trovato a letto con suo fratello. Approfittate dell'occasione, disponiamo solo di 4 milioni di pezzi! Per motivi di sicurezza nazionale e per non incorrere nella scomunica da parte della comunità ortodossa di Minsk non posso mostrarvi in tv lo scioglingua, ma telefonate fiduciosi al numero sovrimpressione, lasciate i vostri dati e al più presto riceverete una visita dal nostro incaricato che vi mostrerà senza impegno lo scioglilingua Zurlini & Figli. Avete capito bene! Senza impegno! Voi chiamate, noi veniamo a casa vostra e siete liberi di acquistarlo spontaneamente o di acquistarlo lo stesso ma con le dita rotte. Non lasciatevi distrarre dal baluginio del platino del mio Rolex e dai movimenti ritmati della testa della escort diciannovenne che spunta da sotto la mia scrivania: se la ditta Zurlini & Figli non mi avesse omaggiato di questi doni io avrei creduto ugualmente nel loro prodotto e ve lo avrei presentato con lo stesso entusiasmo. Lo giuro sulla testa dei miei figli.

(Nella foto Pompilio Zurlini, fondatore della holding "Zurlini & Figli" durante una seduta del consiglio d'amministrazione)


 

Lettere dal fronte 5

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Dal Misfatto (inserto satirico de Il Fatto Quotidiano) del 30 gennaio

Cari genitori,

non chiedetemi come, ma non siamo ancora stati sconfitti. Ogni giorno sembra l'ultimo, ma quello dopo siamo ancora qui a liberare le sopracciglia del tenente Gasparri dal filo spinato e a disinnescare le mine antiuomo che il capitano La Russa nasconde davanti alle latrine per invogliarci a non perdere tempo con le evacuazioni corporali che, a suo dire, sono roba da froci. Il morale però è basso. Credevamo di essere soldati e invece siamo guardoni. Credevamo di essere i protagonisti di qualcosa tipo “Apocalypse Now” e invece siamo le comparse di “La dottoressa ci sta col colonnello”. Qualche giorno fa abbiamo visto arrivare le nuove infermiere accompagnate da Lele Mora ed Emilio Fede. Sono state scaricate dal loro furgoncino ma invece di essere portate nella tenda medica sono finite nel bunker che si trova sotto il comando centrale. Abbiamo pensato che quella fosse la nuova infermeria, così abbiamo pensato di portare lì la barella con il ferito di giornata, un soldato semplice che si era rotto una gamba inciampando in un falso dossier di Feltri lasciato distrattamente su uno scalino. Noi siamo stati bloccati all'ingresso, mentre il ferito veniva portato all'interno e fatto accomodare su un divanetto leopardato con uno strano palo vicino. Dopo qualche minuto abbiamo sentito risuonare dall'interno musica da discoteca a palla, coperta immediatamente da strani gemiti che non sembravano di dolore. Il ferito è uscito qualche ora dopo visibilmente sconvolto. Sempre sulla barella ma con un sorriso stampato in faccia e la con patta dei pantaloni in fiamme. Il solito equivoco. Non erano infermiere ma “infermiere” del nostro leader. Le “infermiere” hanno capito di aver dedicato il trattamento speciale “Lazzaro” alla persona sbagliata solo quando il ferito è andato via senza lasciare né contanti né chiavi di appartamenti in Via Olgettina. Le ragazze non si erano subito rese conto dello scambio di persona perché gli avevano detto che il soggetto da rianimare era “uno che stava più di là che di qua”. Alcune erano così arrabbiate che il giorno dopo hanno partecipato al Consiglio regionale della Lombardia di pessimo umore. Negli stessi giorni l'attendente Bondi se l'è vista davvero brutta. Da quando c'è lui crolla una trincea al giorno; sono venute giù persino quelle secolari costruite in epoca romana a difesa dei comunisti che calavano dalla Alpi e che hanno resistito alle eruzioni eversive del Vesuvio. Nonostante i disastri, Bondi non è stato sollevato dall'incarico per lo stesso motivo per cui gli è stato affidato: è un mistero. Le operazioni militari procedono senza sosta. Berlusconi ha capito che la miglior difesa è l'attacco e di conseguenza si è dato da fare ordinando ai suoi luogotenenti di bombardare ad oltranza le televisioni pubbliche e private. Ha pensato a tutto. Mentre i vari Signorini, Fede (quando non ha da fare col furgoncino) e Minzolini sono impegnati nei raid, ha ordinato di lanciare la Santanché nelle trincee avversarie con il compito di urlare a tutto spiano per coprire le sirene antiaeree ed impedire ai nemici dimettersi in salvo.

Spero di potervi scrivere presto

Il vostro figliolo

ASSAPORA TUTTO IL DRAMMA DELLA GUERRA NELLE ALTRE LETTERE DAL FRONTE