La pagella di Gasparri

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Dal Misfatto, inserto satirico de Il Fatto Quotidiano, del 24 aprile

Matematica: Il problema era: “In piazza ci sono 5000 manifestanti pacifici, 350 vengono caricati dalla polizia, 840 sbagliano strada e 122 si fermano a limonare in un vicolo: quanti arriveranno vivi alla fine del corteo?”. Scrive: “ Problema irrisolvibile. La traccia non è corretta perché la polizia deve sempre effettuare arresti preventivi: in piazza ci sono sempre potenziali assassini.”

Ed. Civica: Dopo aver letto un articolo a caso della Costituzione gli chiedo: “Maurizio, hai capito?”. Mi guarda senza rispondere. Poi sussurra un “sì” poco convinto. “Maurizio, se non hai capito non devi dire “sì” per forza. Se da grande sarai un deputato dovrai firmare delle leggi, e se non le capisci, come si fa? Allora, hai capito l'articolo che hai letto?”. Silenzio. E poi un “sì” poco convinto. Spero per i nostri figli che da grande non sarà un politico.

Ed Musicale: Si rifiuta di elencare le opere di Giuseppe Verdi: suo cugino gli ha riferito che una volta il compositore avrebbe definito “imbarazzante” il capo del governo. Maurizio lo ha etichettato come “un drogato che dovrebbe solo fare concerti senza commentare l'operato del Governo ”.

Storia: Ripete meccanicamente che Umberto II non doveva essere esiliato e che è stato ingiusto spedirlo sul satellite: bisognava tirare fuori una legge per permettergli di restare ancora “in chiaro”. Gli ho chiesto cosa significasse e mi ha risposto “Non lo so: anche se la legge avesse il mio nome mica dovrei sapere per forza che roba è”.

Religione: Interrogato sulla vita di santa Maria Goretti, afferma che i tentativi di avvicinamento sessuale nei suoi confronti da parte di Alessandro Serenelli rientravano nei casi di lieve entità e che quindi non era necessario l'arresto nonostante la flagranza. Quando gli viene fatto notare che Serenelli ha poi ucciso la Goretti proprio perché non è stato fermato prima, abbassa la testa sul banco e gioca con le unghie dei piedi che si era tagliato nell'ora precedente.

Giudizio finale: C'è poco da dire. Il padre è generale dei carabinieri: promosso a pieni voti!

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Signorino grandi firme

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Dal Misfatto, inserto satirico de Il Fatto Quotidiano del 17 aprile

Secondo la procura di Milano circa 800 firme servite a presentare la “Lista per la Lombardia” di Roberto Formigoni sono palesemente false. Gli indagati per falso ideologico sono una decina tra consiglieri provinciali e comunali del Pdl che, nel caso in cui fossero ritenuti colpevoli, saranno severamente puniti dal partito per aver infranto la prima regola morale del Pdl: mai farsi pizzicare. Visto il clamore della vicenda, Berlusconi sta comunque già pensando ad una legge ad hoc. Se in futuro a commettere il reato sarà una lista alleata del Pdl i responsabili subiranno, nell'ordine: fino a 1000 firme false, un corso di aggiornamento di almeno 3 mesi presso i migliori pregiudicati della partito; fino al 2500 firme false, un fine settimana in un paradiso fiscale per imparare i rudimenti della materia; oltre le 5000 firme false scatterà il bacio accademico, tre escort specializzate nella statua di Priapo e una poltrona da sottosegretario. Nel caso in cui fossero coinvolte liste di altri partiti, la legge prevederà sanzioni durissime: fino a 1000 firme false, i responsabili saranno costretti a convivere per un mese nella gabbia di Scilipoti; fino a 2500 firme, dovranno ascoltare un'ora al giorno le proposte di legge di Gabriella Carlucci; oltre le 5000 firme saranno assunti nel Pdl. Le firme false della lista Formigoni sarebbero apparse in un momento preciso, e cioè quando Berlusconi, dopo una rapida riunione ad Arcore, si è improvvisamente accorto delle imprescindibili doti politiche di Nicole Minetti e ha imposto la riapertura del listino per consentirle di essere eletta nel consiglio regionale della Lombardia. Dopo l'inserimento della Minetti nella lista, mancavano solo poche ore al termine ultimo per la consegna delle firme ed è qui che si collocherebbe la truffa. Non potendo chiamare in tempi brevi i figuranti di Forum, si è reso necessario falsificare le firme. In questa storia la Minetti non c'entra nulla, è una beneficiaria, e poi il falso ideologico è un reato da scribacchini, niente a che fare con la verve necessaria per farsi inquisire per sfruttamento minorile della prostituzione. All'epoca, l'improvvisa ma imprescindibile candidatura della Minetti suscitò parecchi malumori nel partito, soprattutto in Sara Giudice che a gennaio di quest'anno ha chiesto le dimissioni dell'igienista dentale per il suo coinvolgimento nel caso Ruby. Dopo essersi messa contro la Minetti, la Giudice è stata “costretta” a passare a Futuro e Libertà. Cicchitto: “Nessuna relazione con il caso Minetti, è andata via per incompatibilità ambientale: una con quel cognome non può stare con noi”.





 

Mediaset. Niente televoto per i docenti precari

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Dal mio blog sul sito de Il Fatto Quotidiano

Mediaset aveva in mente un nuovo reality in cui insegnanti precari avrebbero provato ad alfabetizzare ex partecipanti del Grande Fratello e di altri programmi simili. Un'impresa disperata visto che parliamo di programmi in cui la cultura dei concorrenti è come la maggiore età delle escort di Berlusconi: un optional. Al vincitore sarebbero andati 150 mila euro. Che equivalgono a 10 anni di stipendio. O ad una decina di proiezioni di Baaria ad Arcore. In pochi giorni e' scoppiato un casino che ha fatto saltare la messa in onda. Ora che il programma è stato annullato, gli autori Mediaset dovranno riparare su un'altra categoria disperata con cui fare un reality. Non sarà facile: avranno l'imbarazzo della scelta. Tutto è iniziato quando i docenti che si sono lamentati della spettacolarizzazione del precariato scolastico hanno invitato i colleghi precari a non presentarsi ai casting per boicottare un programma che, a loro dire, avrebbe ulteriormente umiliato una categoria falciata dai tagli di Tremonti e ridicolizzata dall'avere per ministro una come la Gelmini. Ancora con questa storia dei tagli alla scuola pubblica? Ma i tagli alla scuola pubblica erano necessari, altrimenti lo Stato dove li andava a prendere i soldi per quella privata? E i docenti di religione? Quella è gente che mangia, abituata ad un certo menù: mica li puoi mandare alla mensa scolastica e mettergli in mano un tramezzino con la porchetta. Bisognava aumentargli lo stipendio, era necessario.

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Le dimissioni di La Russa

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Dal Misfatto, inserto satirico de Il Fatto Quotidiano del 10 aprile


Sua Eccellenza Cavaliere

Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Sua Sede

Ho accettato il ministero della Difesa perché era l'unico che mi avrebbe permesso di sganciare personalmente bombe a grappolo su una città (non necessariamente straniera) o di entrare in una moschea iraniana a cavallo del cannone di un cingolato nell'attesa che fosse ripristinato quello della Guerra. Prima della nomina avrei potuto farlo da privato cittadino, ma poi ho pensato: “perché non trasformare un hobby in un lavoro vero?”. Così ho accettato la nomina con grande entusiasmo. La missione di pace in Afghanistan mi ha permesso fin da subito di indossare accattivanti mimetiche e giubbotti di pelle davanti a truppe in assetto da guerra. Ma poi sono arrivate le critiche più feroci. E' vero, ho scalciato un giornalista, ma si trattava di un provocatore, di uno che fa le marce della pace e beve acqua minerale invece del Lambrusco. Una checca, insomma. E' anche vero che ho mandato a fare in culo la terza carica dello Stato davanti a tutto il Parlamento e alle tv, ma come potevo reagire vedendo Fini, uno che fino a poco tempo fa salutava col braccio teso anche per telefono, permettere a Franceschini di contraddire un camerata della prima ora come me? Per questo episodio credevo di aver pagato già abbastanza con quella letterina di censura in cui mi veniva chiesto di non farlo più. Non in pubblico, almeno. Ma per molti non era sufficiente. Anche i vertici del Pdl hanno chiesto la mia testa per l'imbarazzo che avrei creato, anche alla Sua persona, ed io, con senso dello Stato ho deciso di offrirla. Spontaneamente. Sperando che la presente possa bloccare sul nascere i segugi di Feltri sguinzagliati per decifrare il senso dell'accusa “cocainomane” rivoltami dall'ex camerata Fini, con grande responsabilità presento le mie dimissioni da ministro della Difesa.

Con osservanza

Ignazio La Russa




 

Lory Del Santo a Silvio: analisi del testo

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Dal mio blog sul sito de Il Fatto Quotidiano

Lo scorso novembre Lory Del Santo ha letto una poesia che soltanto oggi, grazie alla pubblicazione su YouTube, ha ottenuto il giusto riscontro di pubblico. Per meglio apprezzare l'opera ho chiesto a Filomeno Auschwitz, docente di storia del capezzolo presso la prestigiosa “Martina Stella University” di Torvajanica, di analizzarla per noi. Ecco la sua mail. Grazie, Silvio. Un saluto a te e ai tuoi lettori de “Il Giornale”. Inizio col dire che il video esalta non solo la prorompente vitalità del componimento poetico, ma ripropone anche le raffinatissime doti interpretative di un'artista che aveva già annichilito il pubblico con pellicole quali “W la foca” e “La gorilla”. Solo Manuela Arcuri nello spot di Marra ha saputo fare di meglio, ma già il solo paragone chiarisce l'intensità dell'interpretazione. Sfortunatamente i soliti idioti l'hanno presa di mira, criticandola e sbeffeggiandola solo perché dedicata a Silvio Berlusconi. C'è addirittura chi lo considera un tentativo per mettersi in mostra, visto che la Del Santo non ha più l'età per farsi invitare ad Arcore ed assistere alle proiezioni di Baaria. Se avessero prestato attenzione al testo si sarebbero resi conto che in realtà si tratta di un affondo durissimo contro il presidente del Consiglio. Leggiamola insieme. “Tu, tu che pensi, che immagini, tu che trasformi la realtà in sogno”. In questo primo attacco violentissimo, Lory punta il dito contro il premier con ben tre “tu” che lo inchiodano alle sue responsabilità politiche come unico regista e promotore di deleterie iniziative legislative che hanno trasformato la realtà in in un incubo.

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La Russa, fatti curare!

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Dal mio blog a forma di mela sul sito de Il Fatto Quotidiano

Montecitorio non è più quello di una volta. Dov'è finita l'isola dell'amore in cui ci si poteva scambiare bigliettini galanti tra una legge ad personam e l'altra e dove persino un Italo Bocchino qualunque poteva assaporare le gioie di un presidente del Consiglio? In questi giorni a Montecitorio è successo di tutto: se non fosse per le fedine penali dei parlamentari sembrerebbero scene di una scuola materna. La Russa ha prima mandato Fini a fare in culo e per tutta risposta si è beccato un “fatti curare” rinforzato, secondo alcune testimonianze, da un bel “cocainomane”, poi è stato pesantemente contestato fuori dal palazzo da una folla di cittadini imbizzarriti che gliene ha dette di tutti i colori; erano così arrabbiati che sono arrivati a tirargli le monetine che avevano messo da parte per contestare qualche politico vero. Un deputato leghista ha rivolto pesanti insulti ad una parlamentare disabile del Pd, insulti che hanno interessato la sua disabilità. Poi ha smesso di offenderla per il Pd e ha iniziato a prenderla in giro per la carrozzella. Alfano ha lanciato verso i banchi dell'Idv il suo tesserino da parlamentare con tanta forza che gli si sono staccati i fili dai gomiti. E per chiudere in bellezza un deputato del Pdl ha tirato sulla testa di Fini un giornale. A dirla tutta non è detto che sia stato un gesto ostile verso il presidente della Camera, magari era solo la frustrazione per non essere in grado di leggere parole troppo difficili come “cammello” o “pedale”.

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