Maroni ti ha richiesto l'amicizia

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Dal Vernacoliere di ottobre

Un paio di mesi fa alcuni dirigenti della polizia postale sono volati in California per raggiungere un accordo con i vertici di Facebook grazie al quale potranno setacciare il social network in lungo e in largo senza chiedere l'autorizzazione alla magistratura. L'accordo è in linea con la riforma della giustizia auspicata da Berlusconi, riforma che prevede per i magistrati un graduale ridimensionamento della loro funzione in attesa che il Pdl riesca a far passare il decreto che li renderà finalmente fuorilegge. Ufficialmente l'accordo permetterà di contrastare più efficacemente la diffusione di materiale pedopornografico, le truffe telematiche e soprattutto la creazione di falsi profili vip, piaga che colpisce duramente alcune categorie lavorative del nostro Paese. Infatti, secondo il dott. Dlin Dlon, presidente dell'ordine nazionale degli stalker italiani, i falsi profili vip avrebbero causato ingenti danni morali ed economici agli iscritti all'albo che, ritenendo genuini i profili in questione, avrebbero bruciato circa 45.000 ora annuali di molestie privandone i veri destinatari che per di più, sentendosi trascurati, si sono rivolti a professionisti stranieri.In sostanza, durante le indagini, le forze dell'ordine avranno carta bianca per spulciare i nostri profili a loro discrezione e senza informarci. Ma questa non è proprio una novità. E' da tempo che i social network vengono scandagliati a fondo dagli inquirenti per ricostruire spostamenti e verificare alibi nei fatti di cronaca nera come il caso Scazzi, l'omicidio di Melania Rea o il passaggio di Scilipoti nel lato oscuro della Forza. E la nostra privacy? A tal proposito il garante ha tranquillizzato l'opinione pubblica affermando che non ci sono rischi. Almeno questo è quanto ha dichiarato la polizia postale rendendo pubblico un messaggio privato che il garante della privacy aveva mandato al suo ortolano. Lo stesso ministro Maroni ha voluto dire la sua: “Il piano originario prevedeva l'utilizzo di un agente di polizia fisicamente vicino ad ogni fruitore di FB per monitorarlo costantemente ogni volta che questi accedeva al social network; secondo i nostri esperti, però, il fiato dell'agente sul collo dell'utente avrebbe potuto insospettire gli spiati e farli soprassedere nei loro intenti criminali. Per questo motivo abbiamo deciso di spiarvi dalle caserme: sia perché in questo modo voi avrete l'illusione di essere liberi, sia perché così possiamo tenere liberi gli agenti e utilizzarli nelle vere emergenze del Paese: fare da staffetta alle troie dirette ad Arcore”.


 

Gheddafi? Doveva imparare da noi!

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Per partire male dopo un'estate torrida e appiccicosa ecco un nuovo post dal mio blog sul sito de Il Fatto Quotidiano.

Hanno fatto il giro del mondo le ultime esternazioni di Gheddafi: “La Libia è un paese di merda”. Un autogol ancora più pesante se si pensa che, quando decise di scendere in campo per il bene del popolo libico, aprì il discorso dichiarando che “la Libia è il paese che amo”. Capisco che il colonnello sia un po' seccato perché il suo popolo si è mostrato immotivatamente irriconoscente dopo 40 anni di feroce dittatura e gli abbia scrostato l'oro dai cessi del suo bunker a colpi di granata, ma una frase del genere è inammissibile. Oltre ai reality e al precariato fino ai 78 anni è proprio questo che rende oggettivamente superiore il mondo occidentale, l'Italia in particolare, rispetto al mondo arabo: in un paese civile come il nostro un leader non si sarebbe mai permesso una sparata così grossa. Per non parlare della dignità della donna: nel mondo arabo le trattano da bestie. E' accertato che Gheddafi abbia violentato le donne che aveva assunto come guardie del corpo. Ma dico io, se a Gheddafi veniva duro solo con le divise poteva semplicemente organizzare qualche festino e affittare i costumi da poliziotto come si fa qui da noi. E senza ricorrere alla violenza! Sarebbe stato sufficiente promettere qualche posto al parlamento europeo o alla tv libica. Certo, c'era sempre il rischio di essere ricattato, ma uno con le sue risorse poteva tranquillamente permetterselo. Tanto, tutto quello che avrebbe speso lo avrebbe fatto ritornare in tasca con una finanziaria o facendo rientrare gratuitamente dall'estero, grazie ad un bel condono, i soldi che aveva occultato in qualche paradiso fiscale. Insomma caro Muammar, sei stato un minchione. Se avessi seguito questi piccoli accorgimenti a quest'ora saresti ancora con le mutande calate seduto sulla sua tazza d'oro a leggere Topolino e non in fuga verso il Niger rincorso da decine di processi a sfondo sessuale. Ad ogni modo nulla è ancora perduto del tutto, altrimenti il segretario del suo partito non avrebbe sfidato il ridicolo annunciando la sua candidatura per le elezioni libiche del 2013.