Gesù replica a Formigoni

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Dal mio blog sul sito de "Il Fatto Quotidiano"

Figliolo,
Non è mia abitudine replicare tramite la stampa, ma la frase del Presidente Formigoni ("Anche Gesù ha sbagliato a scegliersi uno dei collaboratori, non pensiamo di essere impeccabili") impone uno strappo alla regola.

Ero in camerino, mancavano pochi minuti alla mia apparizione ad una carmelitana messicana, quando sul mio profilo Twitter è apparso quel messaggio. Non me la sentivo più di andare in scena: ero così seccato che al mio posto ho mandato Padre Pio.

Ho già i miei bei problemi a tenere a bada quel tizio dalle scarpe rosse che dice di parlare in mio nome nonostante non abbia letto neanche un bignami del Vangelo: non mi servono altre seccature.

Chiariamo subito. Giuda è stato volutamente scelto, non si è trattato di un errore. La sceneggiatura prevedeva che qualcuno mi tradisse e poiché all'epoca non c'era un De Gregorio o un Mastella a portata di mano abbiamo indetto una durissima selezione vinta meritatamente da Giuda. Parlare di errore equivale a non riconoscere la professionalità di un traditore serio e preparato.

Per ascendere al Padre ho sborsato tutto di tasca mia, nessun finanziatore generoso, mentre la provenienza dei biglietti dei viaggi aerei di Formigoni è ancora da verificare. Per non parlare di quelli via mare: io in super economy a piedi, lui in yacht super accessoriati.

E la coerenza? Formigoni ha parlato di tagli e di sacrifici in mezzo a barche di lusso. Quando io invitavo a porgere l'altra guancia non lo facevo mica mentre prendevo a calci in culo Caifa!

Che dire poi dell'abbigliamento? Se mi fossi vestito come lui mi avrebbero crocifisso molto prima. Le sue camicie non le avrei usate nemmeno come sudario. Questione di stile.

Spero che questa lettera abbia chiarito una volta per tutte l'inopportunità del riferimento alla mia persona. Approfitto della presente per prendere le distanze dall'Opus Dei.

Cordiali Saluti
Gesù “Cristo” da Nazareth

 

La lettera di Renzo Bossi

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Amici padani,

Dopo una tormentata riflessione ho deciso, da solo e senza che qui ci sia nessuno alle mie spalle a sillabare parola per parola, di dimettermi da consigliere regionale della Lombardia. Sono sereno e ho piena fiducia nella magistratura italiana: tempi biblici nei processi e un occhio chiuso per i potenti. Mi dimetto senza essere indagato (per quello c'è tempo, sono giovane e ho ancora tanti reati davanti a me), a differenza di molti miei colleghi consiglieri: nel Pirellone ci sono così tanti indagati che sembra un consiglio regionale. Ma me ne vado senza rimpianti. Tanto ormai nel consiglio regionale mi annoiavo. Lo avevo detto anche a mio papà: “Papà, le riunioni del consiglio sono noiosissime: la Minetti ha capito che metto sempre l'incrociatore su B5 e mi affonda tutte le navi in meno di cinque minuti”. Lui mi aveva detto di resistere, che era un posto che dovevo tenermi stretto perché stavano per arrivare tempi duri per i raccomandati padani: Alemanno ha finito le poltrone del Lazio su cui piazzare i parenti e sta già prendendo informazioni sugli uffici pubblici della Lombardia per sistemare otto zie di sua cognata. Mio padre. Non faccio mistero di come il cognome che porto mi ha aiutato. Ma mi ha anche gettato in prima linea e costretto a guadagnare 10mila euro al mese senza alcun merito o sforzo. Pure lui si è dimesso, e anche se d'ora in avanti potrà pulirsi il culo col Tricolore non più da segretario ma da semplice militante, resta il modello da cui ho preso esempio, nella vita e in politica, cercando di mutuare nel quotidiano i valori con cui ci ha sempre cresciuti: analfabetismo, razzismo e opportunismo. Chiedo solo ai 13mila padani che mi hanno votato di continuare a credere in me, promettendo, in cambio, di continuare a pensare solo ai cazzi miei.

Renzo Bossi

 

E' un calcio malato!

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Il mondo del calcio è sotto shock per i recenti sviluppi dell'inchiesta sul calcio scommesse. Secondo le ultime rivelazioni, nel campionato di serie A dello scorso anno potrebbero essere ben 4 le partite concluse regolarmente senza alcuna combine. In diverse intercettazioni telefoniche ora al vaglio degli inquirenti, alcuni giocatori farebbero riferimento a partite del girone di ritorno commentandole esclusivamente da un punto di vista tecnico senza usare nomi in codice né alludendo a denaro. Le ipotesi di reato sono di associazione a delinquere finalizzata all'onestà sportiva e intralcio al riciclaggio di denaro sporco. Le autorità sportive hanno promesso tempi brevi per identificare i responsabili di una notizia che, se confermata, potrebbe gettare ulteriore fango su uno sport che sta facendo di tutto per riguadagnare credibilità dopo che lo scorso dicembre il ct Prandelli aveva convocato in nazionale un giocatore del Gubbio come premio per aver rifiutato di vendere delle partite. I calciatori sono increduli: “Scendiamo in campo convinti che sia già tutto combinato, ci alleniamo duramente tutta la settimana per truccare al meglio gli incontri e sapere che qualche mela marcia tradisce la buona fede dei tifosi giocando onestamente qualche partita ci fa male, come atleti e come uomini”. Intanto, il clan degli zingari ha diramato un comunicato stampa in cui afferma che si costituirà come parte offesa per tutelare la sua immagine. Fortunatamente, a rasserenare gli animi, è giunta la notizia dell'arresto di Andrea Masiello che avrebbe ammesso di aver venduto il derby Bari-Lecce per 300 mila euro. I tifosi veri, quelli che ogni domenica fanno centinaia di chilometri per minacciare i propri calciatori se non vendono le partite, hanno appreso la notizia con fiducia, sperando che anche le restanti partite sotto inchiesta risultino truccate.