Sala parto

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Aspettativa.
Lei è distesa, soffre ma con contegno. Gocce di sudore le imperlano il viso rendendolo più dolce: nonostante il dolore, il suo aspetto resta gentile, di una bellezza composta. Il compagno è seduto vicino, le tiene la mano e le accarezza la fronte confortandola con parole rassicuranti. Lei gli risponde sorridendo tra una contrazione e l'altra. Non vedono l'ora di stringere il bimbo tra le braccia. L'ostetrica le chiede se vuole altro sedativo, ma lei sorridendo rifiuta perché vuole vivere quel momento con tutta la lucidità possibile. In sottofondo arpe e cinguettii primaverili.

Realtà.
In sottofondo il Dies Irae. Lei è distesa in un lago di sudore ghiacciato, il volto contratto in una smorfia satanica. La mano destra trasformata in una tenaglia modello Knipex 300 stritola il braccio del suo compagno che non è stato abbastanza agile da sottrarsi alla morsa. Lui implora pietà e lei, con una voce otto tonalità più bassa di quella di Mario Biondi, gli risponde che quel suo uccello moscio può anche tagliarselo e darlo al gatto visto che con lei non lo userà più. Poi invoca la Morte. Dopo ore di stritolamento ininterrotto, con un ultimo strattone, il braccio le resta in mano. L'ostetrica le chiede se vuole altro sedativo, lei lancia il braccio fuori dalla porta colpendo in pieno volto Suor Maria, novantasette anni il prossimo mese, poi solleva la levatrice per i capelli e le urla di portarle subito tutto l'oppio dell'ospedale o dovranno raschiarla dal muro con una spatola.  


 
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