SCOOOOOOOP!!!!!

Cosa fa Silvio Di Giorgio quando non nuota? Vieni a scoprirlo ne "La Piccola Bottega della Fantasia"!


Chi l'ha visto?

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Ecco alcune idee che mi sembrano degne di considerazione:












Dopo aver rubato l'identità di The Ultimate Warrior ne ha inscenato la morte: ora si fa chiamare Lothar, indossa 2 kg di barba posticcia e si occupa di alberi di alto fusto insieme al nuovo Dexter Morgan.

Tra le ultime pagine dell'ultimo libro di Paolo Brosio: è così improbabile che qualcuno lo legga che potenzialmente non esiste nascondiglio più diabolico. La madre di Brosio è arrivata solo a pagina 23.

A Pescara.

Ospite nel covo di Matteo Messina Denaro: oltre a ripercorrere con nostalgia le tappe delle loro carriere professionali, potranno dividere le spese della latitanza e progettare nuove avventure per il bene dell'Italia.

Ha cambiato fisionomia ricorrendo al grafico dei manifesti elettorali di Giorgia Meloni. In questo caso siamo fottuti: non lo troveremo mai.


 

Paolo Villaggio: “Renato Pozzetto si masturbava sul set”.

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Dopo le recenti dichiarazioni shock su Gassman, De Andrè e Tognazzi, Paolo Villaggio rincara la dose aggiungendo nuovi aneddoti su un altro collega storico: Renato Pozzetto.
Secondo il comico genovese, girare la serie de “Le Comiche” è stata una tortura perché il regista era costretto ad interrompere continuamente le riprese a causa del vizio di Pozzetto di masturbarsi sul set.

“Era una cosa agghiacciante. Non appena sentiva il “ciak!” Renato diventava pallido e doveva scappare in camerino. Dopo un paio di minuti usciva fuori rilassato con una sigaretta tra le labbra. Così per 5-6 volte al giorno. All'inizio pensavamo che fossero disastrosi attacchi di diarrea, ma la realtà era molto più terrificante. Renato si masturbava. Fu Alvaro Vitali a spiegarmi il motivo. Nel 1987 i due erano insieme in vacanza e Alvaro portò Renato ad assistere ad un numero di magia; il mago ipnotizzò Pozzetto e gli “ordinò”, al suo risveglio, di masturbarsi ogni volta che avesse sentito una particolare parola. Il mago chiese ad Alvaro di sceglierla e Vitali, bastardo come pochi, scelse la parola “ciak!”.

 

La vedova di Lou Reed: "Grazie, Emanuele Filiberto".

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I parenti di Lou Reed hanno voluto ringraziare pubblicamente il principe Emanuele Filiberto per il suo tweet dedicato alla rockstar scomparsa.
In una conferenza stampa convocata appositamente, la vedova Laurie Anderson ha voluto ricordare come Lou stimasse profondamente il principe sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista artistico.
“Eravamo seduti sul nostro divano a guardare Sanremo come ogni anno, era il 2010, e Lou si stava annoiando profondamente. All'improvviso sale sul palco un trio, la canzone si intitola “Italia amore mio”. Durante l'esecuzione Lou non muove un muscolo. Inespressivo. Al termine del pezzo, mio marito è ancora lì, immobile, ma due lacrime gli solcano le rughe del volto. “Nessuno come questo ragazzo ha capito la mia lezione. Mi è sembrato di rivedere me stesso la prima volta che ho eseguito “Vicious” dal vivo. Stesso testo graffiante, stessa potenza emotiva. Laurie...ho finalmente trovato il mio erede.”
Uguali parole di gratitudine la signora Reed ha rivolto a Roberto Formigoni: “Anche il Celeste era un suo fan? Lou ne sarebbe stato onorato; mio marito era un democristiano della prima ora e, ora posso dirlo, le sue condizioni di salute si sono lentamente aggravate alla notizia della morte del senatore Andreotti. Non ha retto il colpo, Don Giulio era un modello di vita per lui.

Parole dure invece nei riguardi di David Bowie e Iggy Pop “personaggi mediocri che stanno solo cercando visibilità sfruttando un morto”.

 

Tenta di battere il record mondiale di sesso orale: annega anziana

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Da Lercio.

In discoteca erano in più di 3.000, tutti ordinatamente in fila davanti a lei pronti a farla entrare nella storia, ma le cose sono andate diversamente. Esmeralda Cocovado, una 64enne di Brasilia con l'hobby del punto croce, è morta ieri notte nel tentativo di battere il record mondiale di sesso orale. Secondo uno dei partecipanti, Esmeralda era arrivata a soddisfare il partecipante numero 993, quando qualcosa è iniziato ad andare storto. Secondo la ricostruzione della scientifica, un gruppo di 167 seminaristi della regione di Manhaus si era preparato alla sfida ingerendo forti quantità di viagra; non riuscendo però a gestire l'imperiosa erezione, la comitiva ha pensato bene di intrattenersi con dell'onanismo di gruppo. Purtroppo le conseguenze sono state disastrose: i 167 uomini sono venuti quasi contemporaneamente, creando un vero e proprio torrente di sperma che ha lentamente preso velocità fino a diventare un fiume in piena. Chi era in fila, messo in allarme dai rumori provocati dalla piena, è riuscito a scansarsi in tempo, mentre le onde trascinavano con la loro furia qualunque cosa incontrassero nel loro cammino. Solo Esmeralda e Ramon Sambapati, il partecipante 993, non hanno potuto mettersi in salvo. I corpi sono stati trascinati fuori dal locale dalle onde e portati via per chilometri. Ramon è riuscito ad aggrapparsi al ramo di un albero, mentre Esmeralda non ha avuto la sua stessa prontezza di riflessi ed è stata portata via con le suppellettili della discoteca. Le speranze si sono infrante circa 13 ore dopo, quando il suo corpo senza vita è stato ritrovato a circa 25 miglia di distanza dal luogo del tentativo di record. Le nostre condoglianze vanno ai suoi tre figli Ugo, Edmundo e Rosario, rispettivamente i numeri 24, 1232 e 2990 della fila.


 

Scorciatoia

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Che io non li capisco proprio questi politici che fanno la corruzione. Se volete fare la delinquenza, fatela la delinquenza, ma non fatela alla televisione che poi i giovani vi guardano mentre mangiano la merendina Mulino Bianco e pensano che siete la scorciatoia per il successo. Tanti giovani che lasciano lo studio per fare Montecitorio; giovani che facevano gli scippi sui motorini truccati, che fregavano la borza alla vecchia sulla striscia pedonale: facevano la gavetta. Poi vedono il politico alla televisione e lasciano il motorino per la strada e vanno a fare gli iscritti del partito. La scorciatoia. Non funziona così. Ce lo dobbiamo dire a Peppino che deve continuare a fare lo scippo per guadagnarsi il rispetto, perché lui non ha preso la laurea alla università prestigiosa, che il politico che vede alla televisione sa parlare le lingue così ti fotte pure in inglese, tedesco e straniero. Che a pensarci bene il politico della televisione magari la laurea se l'è comprata con i soldi dello scippo col motorino di quando era in adolescenza. E lo straniero lo parla così, a cazzo, tanto quelli che non lo parlano non lo capiscono e dicono “mamma mia, quanto c'ha di cultura”. Peppino, sai che ti dico? fai come vuoi: segui la strada congeniale, che tanto se sei bravo a fare la delinquenza prima o poi ci arrivi lo stesso sulla montagna citoria.

(Nella foto, uno che ce l'ha fatta)

 

Tutti in piazza!

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Da "Il Ruvido" del 9 marzo 2013

Il 23 marzo il Pdl scenderà in piazza per urlare il suo NO alla giustizia ad orologeria, in seguito alle rivelazioni del senatore De Gregorio che ha confidato ai giudici di essere stato comprato da Silvio Berlusconi per far cadere il governo Prodi. Il 23 non è un giorno scelto a caso: proprio il 23, a causa di una congiunzione astrale nota fin dal tempo dei babilonesi che lo rende particolarmente adatto alle manifestazioni, è il giorno eletto da più personalità per portare in piazza le proprie istanze.

7 aprile 33. Non appena viene informato dal suo addetto stampa della notizia della resurrezione di Gesù, Ponzio Pilato convoca la stampa internazionale rilasciando dichiarazioni molto dure: “Appare evidente come la presunta resurrezione del sedicente re dei Giudei sia stata pilotata da menti raffinatissime che hanno voluto colpire me e il mio entourage, da mesi impegnato nella lotta al terrorismo palestinese. Per questo motivo, il giorno 23 prossimo venturo scenderemo in piazza a manifestare il nostro NO contro le resurrezioni a orologeria, vero cancro della democrazia”.
Secondo alcune testimonianze di storici dell'epoca, la piazza restò quasi vuota eccezion fatta per tre pullman di pensionati di Cana che erano stati portati alla manifestazione con l'inganno, convinti di essere stati invitati a una gita sul lago di Tiberiade.

8 agosto 1240. In seguito all'ennesimo furto perpetrato ai danni dei suoi portavalori, lo sceriffo di Nottingham annuncia di voler mobilitare la popolazione con una grande manifestazione di piazza contro Robin Hood, artefice della rapina. “Il 23 agosto diciamo BASTA alle rapine di Robin Hood e dei suoi complici: egli prosciuga le casse dello Stato privando il re Giovanni Senza Terra e il suo seguito di quei beni superflui di cui ogni coronato ha necessità. Per questo motivo scendi in piazza con noi e urla il tuo disprezzo contro una banda di malfattori colpevole di depredare i ricchi per dare ai poveri in spregio alle più elementari norme di educazione. In giornata riceverete la visita dei nostri esattori per un'offerta SPONTANEA per rendere possibile l'evento”. La manifestazione non si tenne perché il giorno prima che andasse in scena, Robin Hood rubò i fondi estorti dallo sceriffo alla popolazione e li ridistribuì alla gente.

3 settembre 1939. In seguito all'entrata in guerra di Francia e Regno Unito in risposta all'invasione della Polonia avvenuta due giorni prima da parte del Terzo Reich, Adolf Hitler indice per il 23 settembre una grande manifestazione di piazza per dire NO alla violenza politicizzata. “Stiamo mettendo a ferro e fuoco l'Europa e sterminando una serie di minoranze con scientificità e precisione, troviamo inopportuno e quanto meno sospetto che Francia e Regno Unito ci muovano guerra proprio nei giorni successivi all'invasione della Polonia. E' chiaro che dietro si celano invidie e finalità politiche ben precise. Per dire NO alla guerra ad orologeria, il 23 settembre scendi in piazza ad urlare il tuo NO. Se non ti vedremo in piazza verremo a prenderti noi a domicilio e dopo la manifestazione ti accompagneremo con un treno speciale nella tua nuova casa.”

 

Occhio per occhio

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Da "Il Ruvido" del 16 marzo 2013

A causa di importanti problemi di salute, una uveite fulminante, Silvio Berlusconi ha subìto un breve ricovero. Casualmente, nelle stesse ore avrebbe dovuto presenziare ad alcune udienze in cui era protagonista come imputato. Come tutti sappiamo, Berlusconi non ha mai cercato scuse per farsi processare, nonostante l'evidente accanimento da parte della magistratura politicizzata nei suoi confronti; l'uveite, inoltre, è, insieme alle pellicine delle unghie e alla forfora, una delle malattie più invalidanti conosciute dall'uomo. Tutto ciò non è bastato a fugare i dubbi dalle menti malfidate dei pm che gli hanno mandato in ospedale una visita fiscale che avrebbe appurato come non fosse presente alcun impedimento alla sua presenza in aula.
Ghedini è scioccato: “Berlusconi ha seri problemi agli occhi: un'infermiera super maggiorata dal fisico di un'igienista dentale si è piegata mostrando il davanzale e lui non ha battuto ciglio. Quale prova più evidente?” Alessandra Mussolini e Debora Bergamini hanno espresso solidarietà a Berlusconi lamentando come questo accanimento stia procurando disturbi fisici al leader del Pdl.
Berlusconi non è il primo caso. Ecco un paio di precedenti in cui vogliamo evidenziare come la magistratura politicizzata abbia da sempre causato danni fisici e morali alle sue vittime.
Adolf Hitler aveva sempre espresso stima e ammirazione per la giustizia non politicizzata, ma non aveva mai lesinato critiche su quei magistrati che non appartenevano al Terzo Reich. Durante l'invasione di Berlino, confidò al suo cane che si sarebbe consegnato volentieri ai russi per farsi processare; era sceso in campo per il bene del suo Paese, anche contro voglia, ma era certo che non si sarebbe trattato di un processo sereno, ma di un processo politico. Per questo, dopo aver avvelenato il cane, si tolse la vita perché non trovò sotto mano un medico che gli diagnosticasse la congiuntivite.
Al Capone era un benefattore, un disinteressato uomo d'affari che rispose prontamente al bisogno d'alcol dei suoi concittadini. A quel tempo l'alcol era illegale, ma il suo senso civico gli impose di mettere da parte ogni remora e di andare incontro alle richieste degli abitanti di Chicago. Sapeva che la Giustizia lo avrebbe perseguitato, ma la sua era una missione. Inondò la città di alcol, fece uccidere Sean Connery e regalò al cinema la frase “Sei solo chiacchiere e distintivo”, una delle più belle di sempre. Kevin Costner lo fece arrestare e sbattere in galera per evasione fiscale. In carcere morì di sifilide. Un'altra vittima delle toghe rosse. La storia gli ha poi regalato una piccola vendetta: Kevin Costner, l'intoccabile che aveva messo su il processo contro di lui, è sparito dal cinema.

 

Conclave

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Da "Il Ruvido" del 2 marzo 2013

Questo mese sarà eletto il nuovo amministratore delegato del Vaticano. Dato che è una decisione che influenzerà la vita di milioni di persone, sarà presa in segreto da un gruppo di vecchi parrucconi vestiti di rosso, senza telecamere, e noi non avremo alcuna voce in capitolo. Ma facciamo finta, senza abituarci troppo, che almeno una volta nella vita la nostra opinione abbia valore: chi vorremmo che si affacciasse ogni domenica mattina da S. Pietro? Che caratteristiche dovrebbe avere il pontefice ideale?
Per prima cosa credo sia importante che il prossimo Papa venga scelto da una confessione religiosa diversa. Da secoli il Santo Padre viene tirato fuori da un mazzo di carte cattolico: è ora che la Chiesa si apra alle altre religioni. Un Papa islamico non alleggerirebbe le tensioni in Medio Oriente? Va bene, con gli ebrei ci sarebbe ancora qualche scaramuccia, ma ci sono abituati.
Per non parlare dell'8x1000: è giusto spennare anche gli altri fedeli.

Forza fisica.
Ratzinger ha evidenziato come i muscoli siano tutto: senza dei bicipiti all'altezza, il pontificato non va oltre i due anni. Wojtyla era un energumeno, praticava sport (pare che abbia eseguito degli esorcismi a mani nude) ed è rimasto in sella per quasi 30 anni. Certo, nel finale ha patito un po', ma nel complesso ha dimostrato che un Papa moderno non può prescindere dal bilanciere.

Aspetto esteriore.
Il Papa deve essere un gran figo. Ratzinger ha allontanato così tanti fedeli che se il suo successore non assomiglierà almeno ad una comparsa di Beautiful, le chiese di tutto il mondo continueranno ad essere affollate come i concerti di Apicella. Ma forse è troppo tardi. Il vuoto creato da Benedetto XVI può essere colmato solo da un colpo di scena: serve una pin up. Una papessa con il fisico di Sofia Vergara sarebbe auspicabile.

Offerte vantaggiose.
La promessa della vita eterna non tira più. Poteva andar bene in passato, ma oggi gli acquirenti sono più smaliziati; hanno bisogno di altro, di offerte concrete. Per evitare che la falla continui a far defluire il numero di fedeli presenti sulla barca, è necessario un restyling del prodotto. Magari cominciando a depenalizzare alcuni peccati e facendo ricorso alla prescrizione e all'indulto.

Credibilità.
La gente ha bisogno di segni. Se il Santo Padre è davvero la persona in terra più vicina a Dio che ce lo dimostri! Parla per Suo conto? Ci porti le prove. Troppo comodo affermare che quando parla “ex cathedra Petri” è infallibile. Mettiamolo alla prova, si mostri umile e accetti di essere interrogato in stile Telemike da una giuria super partes sui temi più svariati: dall'economia alla musica, dall'algebra alla storia delle serie tv americane.

Superpoteri.
Francamente, non se ne può più che quando il Papa si affaccia dalla finestra, tutto quello che riesce a fare contro le guerre, contro la fame e contro il Male è un soporifero “Preghiamo per”, “Il mio pensiero va” ecc. Basta cazzate! Il prossimo papa dovrebbe essere uno che durante l'Angelus si strappa la veste come Superman, spicca il volo e va a prendere a ceffoni personalmente ogni terrorista del mondo. E quando ha finito va a casa di Giuliano Ferrara, gli toglie il pranzo da sotto il naso e ci sfama i bambini del Bangladesh fino al 2032.

Ma resteranno solamente sogni. Soprattutto quelli che riguardano Sofia Vergara. Magari un giorno accadrà, ma mi accontenterei che il prossimo Papa avesse letto il Vangelo almeno una volta.   


 

Ratzi se ne va

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Da "Il Ruvido" del 23 febbraio 2013

Il 28 febbraio, alle 20 in punto, Benedetto XVI si toglierà l'anello e perderà i suoi superpoteri tornando ad essere un comune mortale di 86 anni: andrà a fare la spesa alla Coop, comprerà i gratta e vinci dal tabaccaio e darà consigli ai manovali che stanno scavando per rendere ancora meno efficace la rete fognaria della capitale. Una volta tolto l'anello smetterà anche di parlare tedesco; in realtà Ratzinger parla da sempre un italiano perfetto: il tedesco gli serviva per incutere più timore durante le invettive contro i gay. Dopo l'annuncio delle dimissioni, la Chiesa è entrata nel pallone più totale: non aveva la più pallida idea di cosa fare. “Il vecchio si è dimesso? E ora dove lo mettiamo? Come lo dobbiamo chiamare?”
Se almeno Ratzinger avesse avuto la delicatezza di uscire di scena come i suoi predecessori, con i piedi davanti, il protocollo sarebbe stato bello chiaro, semplice e collaudato dall'esperienza secolare. Se proprio non voleva morire di morte naturale gli si poteva dare una mano come nel caso di Papa Luciani, bastava semplicemente dirlo: “Bella raga, non ci sto più dentro. Non mi dimetto per non mettervi nei casini che poi non sapete come regolarvi; facciamo così: stasera vado in camera, leggo qualche stronzata di Fabio Volo, un paio di flessioni e poi a mezzanotte vi faccio uno squillo, voi mi fate una bella camomilla corretta al cianuro, mi imbalsamate di corsa senza farmi fare l'autopsia e siamo tutti contenti, ok?”.
E invece si è dimesso. Un fulmine a ciel sereno. Alcuni sacerdoti erano così sconvolti dalla notizia che hanno rinviato lo stupro settimanale dei chierichetti al giorno dopo. Ufficialmente, Benedetto XVI si è ritirato per motivi di salute, ma si mormora che abbia gettato la spugna perché il Vaticano è un ambiente malsano, pieno di brutti ceffi. Tutti credono che le guardie svizzere siano lì per tutelare il Santo Padre dagli attacchi esterni, ma in realtà sono state assoldate a causa dei conflitti a fuoco tra le gang dei cardinali.
Anche Wojtyla sapeva che il Vaticano era un postaccio; dopo l'attentato era sempre in giro per il mondo. Perché si è fatto fotografare con Pinochet? Semplicemente per intimorire i cardinali: “Credete di farmi paura? Attenti che anche io ho amici nella mala internazionale”. Stessa cosa per Marcinkus: ha voluto tenerselo in casa come deterrente per i male intenzionati. Come Berlusconi aveva fatto con Mangano. Con la differenza che Mangano aveva uno spessore etico maggiore di Marcinkus.
Eppure Ratzinger era stato un componente della gioventù hitleriana, sapeva bene cosa volesse dire essere a contatto ogni giorno con gente senza scrupoli! Poi ha visto quello di cui sono capaci i cardinali quando hanno paura che qualcuno gli tolga la marmellata dal pane e ha rivalutato la moralità del Terzo Reich.
A marzo ci sarà il Conclave. Pellegrini di tutto il mondo verranno in Italia per assistere all'elezione del nuovo Papa, aspettando la lieta notizia mortificandosi e purificandosi attraverso il martirio: usando i mezzi pubblici di Roma. Ma di questo ne parleremo più avanti.

 

Cani e porci

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Da "il Ruvido" del 16 febbraio 2013

I politici hanno capito che le parole non bastano più a fregare gli elettori come una volta e si sono buttati sul sentimento. Ormai non hanno più credibilità: per sembrare ancora umani hanno fatto ricorso al trucchetto della foto ricordo con gli animali: stanno giocando la carta della disperazione.
Sono ipocriti, disonesti, inconcludenti e credono che abboccheremo solo perché si fanno fotografare con un cagnolino?
Anche Hitler aveva un bel pastore tedesco, ci sono tante belle foto dei due insieme, ma dubito che al giorno d'oggi riuscirebbe a strappare un 4%. A meno che non affianchi alle foto con Blondi, la proposta della restituzione dell'Imu.
Berlusconi si è fatto fotografare avvinghiato ad una cagna. Fin qui nulla di nuovo, eccezion fatta che stavolta non la candiderà in qualche collegio blindato.
Bersani ha posato insieme a due esemplari diversi, nel caso in cui uno dei due avesse già posato con Vendola: guai se in quella coalizione ci fosse qualcosa di comune tra i leaders; se in giro si venisse a sapere potrebbero scambiarla per una coalizione di sinistra.
Persino Monti ha ceduto esi è fatto regalare dalla Bignardi un cagnolino. Quando lo aveva in braccio, Monti era imbarazzatissimo: l'unico animale che era abituato ad accarezzare fino a quel momento era stato il salvadanaio a forma di porcellino.
Grillo ha stretto la zampa ad un pit bull e quando gli hanno fatto notare che, suo malgrado, è una razza protagonista di moltissimi episodi violenti, ha risposto che non è un suo problema e che nel suo movimento c'è posto per chiunque voglia aderirvi. Insomma, tutti in posa con Fido. Solo Giannino non c'è ancora riuscito perché quando vedono i colori dei suoi vestiti, i cagnolini scappano via terrorizzati. L'unico animale che Giannino potrebbe avvicinare senza metterlo in fuga è la talpa.
Il vero punto della vicenda è: dove sono gli animalisti quando servono per davvero? Staranno manifestando in qualche piazza contro i maltrattamenti al lombrico del Kansas City o alla farfalla alogena dell'Indonesia meridionale.
Chi pagherà per i maltrattamenti inferti a questi poveri quadrupedi? Non credo che le bestiole si siano fatte fotografare di loro spontanea volontà. E soprattutto, sapevano che stavano prestando i loro volti alla politica? Magari gli hanno detto: “Dai, andiamo a fare una pisciatina”, loro avranno scodinzolato per la gioia e poi si sono ritrovati in mezzo ai flash della propaganda politica.
E se non funzionerà neanche con i cani a cosa ricorreranno i nostri politici? Agli animali infermi? Mi sembra già di vedere le fotografie della prossima campagna elettorale. Berlusconi che accarezza la testolina di un criceto stitico dal '99; Bersani che massaggia il pancino ad una pecora con il Parkinson; le mani di Monti a fare da culla ad una ranocchia in fase terminale e Grillo che stringe la mano ad un cinghiale con un passato mai rinnegato nella Repubblica di Salò.

 

Twitter

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Da "Il Ruvido" anno II numero 6 del 

Dopo gli attacchi informatici al Washington Post e al WS Journal, gli hackers cinesi si sarebbero scagliati contro Twitter compromettendo circa 250 mila account in tutto il mondo.
Il responsabile della sicurezza di Twitter ha affermato che non si tratta di un attacco sferrato da dilettanti, ma da professionisti in piena regola.
L'allarme è scattato quando su alcuni profili vip sono iniziati a circolare dei tweet troppo distanti dallo stile dei proprietari, con l'evidente obiettivo di sconvolgere i loro followers.
I primi sospetti sono affiorati quando, per circa 45 minuti, Beppe Grillo non ha espulso nessuno dal Movimento a 5 Stelle, si è schierato apertamente contro il fascismo scrivendo un paio di battute su Mussolini con i caratteri rovesciati e ha accettato il confronto tv con gli altri leaders offrendosi persino di portare dei pasticcini in studio; Benedetto XVI si è detto favorevole al sacerdozio femminile, ai matrimoni tra omosessuali, ha annunciato l'espulsione dal clero dei pedofili e nella foto profilo, al posto del cappello a tre punte, ha sfoggiato un preservativo rosa schoking gigante; Daniele Luttazzi ha improvvisamente iniziato a scrivere 45 messaggi all'ora (citandone esplicitamente la fonte, stavolta); Angelino Alfano si è finalmente firmato con il suo vero nome: Silvio Berlusconi.
Fortunatamente i tecnici di Twitter hanno prontamente tappato la falla ed evitato guai peggiori: i followers di Gasparri hanno rischiato di vedere il loro idolo scrivere correttamente la tabellina del cinque.
Tra i tanti profili “rubati”, i cinesi non sarebbero riusciti a comprometterne uno in particolare. Ci hanno provato in tutti i modi, ma non ce l'hanno fatta.
Secondo indiscrezioni, in seguito al tentativo, quattro hackers sarebbero attualmente seguiti da un team di psicologi, uno avrebbe cercato di togliersi la vita travestendosi da monaco tibetano per poi introdursi nottetempo nella camerata di una caserma di Pechino est sventolando una gigantografia del Dalai Lama, mentre il capo delle operazioni di hacking avrebbe rassegnato le dimissioni offrendosi volontario per una missione suicida pur di non aver ancora a che fare con pericoli del genere. Il profilo in questione è quello di Flavia Vento.
Dopo aver letto qualche tweet, gli hackers sopravvissuti hanno realizzato che uno dei modi per colpirla sarebbe stato quello di far apparire sul suo profilo un congiuntivo esatto, ma l'impatto violento con questa poesia li ha messi in fuga:

Il mare
 Distesa immensa di mondi sotterranei
 Sento quasi le voci di quel mondo
 Fatto di abissi e segreti
 Immagino sirene cantare
Squali attaccare
 Cavallucci marini danzare
 Conchiglie divine dormire
 E navi perse riemergere.

Autodefinitasi poetessa soave e incompresa come Lory Del Santo, Flavia si è rassegnata a vedersi riconosciuta autrice di valore solo dopo la morte paragonandosi a Dante il quale, a differenza della Vento, fu anche bandito dalla sua terra.
Provvedimento auspicabile anche per lei.

 

Scappa una tetta a Pamela Anderson

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Da "Il Ruvido" del 2 febbraio 2013

Serata sfortunata per Pamela Anderson, la celeberrima ex bagnina di Baywatch che, durante l'esibizione al reality inglese “Dancing on ice”, ha perso parte del vestito mostrando al mondo intero una tetta. Titoloni sui giornali, interrogazioni parlamentari, l'Onu pronta a votare risoluzioni. Ma per cosa poi? Gli unici a non aver mai visto in vita loro una tetta di Pamela Anderson sono il Papa e Stewie Wonder. Il primo perché alle bocce preferisce le linee scolpite dei pettorali di Hugh Jackman, il secondo perché può solo accontentarsi di sue riproduzioni in braille. E come lui milioni di ragazzini che prima di Baywatch ci vedevano.
Al termine dell'esibizione, la Anderson era imbarazzatissima: si è scusata più volte per aver mostrato un seno ma giura di aver fatto di tutto per evitarlo; proprio non trovava le parole per non essere riuscita a tirarli fuori entrambi. Ma ciò non è bastato a salvarla dall'eliminazione.
I responsabili del guardaroba del programma avevano previsto che il vestito troppo stretto potesse scoprire i gommoni di Pamela e per evitare il dramma le avevano coperto i capezzoli con delle stelline argentate. Sapevano che sarebbe accaduto ma non le hanno dato un vestito più largo, le hanno solo coperto i capezzoli con una riproduzione in scala 1:1 della Via Lattea.
Se inviti Pamela Anderson è matematico che salterà fuori una tetta. Non importa a cosa la inviti, fa parte del suo DNA. Nel 1994 fu invitata da suo cugino a partecipare ad una riunione di condominio a Boston e dopo un quarto d'ora dall'inizio, quando si stava discutendo su chi dovesse cambiare la lampadina del pianerottolo del dodicesimo piano, le partì una spallina e i capezzoli fecero il resto. E' inevitabile. E' come festeggiare il compleanno di Berlusconi portandolo a fare un “puttan tour” tra le passeggiatrici in periferia. E' scontato che poi alla prima occasione te ne ritrovi qualcuna in Parlamento.
A questo punto troviamo uno spazio abbastanza capiente e mettiamo la tetta da parte. Nel corso del programma, Pamela ha confessato di essere rimasta praticamente al verde, dopo aver investito molti dei suoi guadagni nella realizzazione della casa dei sogni.
Pamela ha rivelato inoltre di essere stanca di lavorare e che vorrebbe ritirarsi a vita privata insieme ai figli e alle sue protesi. Nonostante infatti riceva ogni mese decine e decine di offerte di lavoro rivela di essere insoddisfatta: inizia a sospettare di essere scritturata solo per il suo corpo.
Nessuno ricorda la trama dei film di Pamela Anderson: il copione di solito aveva il paginone centrale. Il copione di solito ERA il paginone centrale.
Pamela ha girato moltissime scene sexy per i suoi film. Qualcuna anche con la telecamera accesa.
Ho lavorato senza sosta. Gli ultimi due anni sono stati molto stressanti”. L'attrice, che qualche anno fa pagò un debito di gioco di 250.000 dollari con una notte di sesso, deve al fisco circa 370 mila dollari: “A poco a poco, ma sto pagando”, ha detto Pamela massaggiandosi le rotule.
Su internet ancora spopola il filmino amatoriale hard che la vede impegnata in una faticosa cistoscopia all’ex marito Tommy Lee. Il video viene proiettato all’inizio di ogni semestre nelle aule di giurisprudenza per operare una prima selezione: “Questo potrebbe capitare anche a voi se foste dei batteristi drogati: volete ancora studiare queste cazzate legali?”
Tanti sono stati gli uomini a godere delle sue grazie. Persino Michael Jackson avrebbe avuto una relazione con la Anderson. Non so se siano mai andati a letto, ma di sicuro non avranno fatto sesso su un materassino gonfiabile. A meno che non abbiano voluto simulare un'orgia.

 

Giuda Tv 9

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Da leggere ad alta voce imitando la voce e la pettinatura di Nicoletta Orsomando.

Da il Ruvido Anno II n° 4 del 26 gennaio 2013


 

Ugo Foscolo

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Da Il Ruvido anno II numero 4

Ugo Foscolo nasce a Zante nel 1777 picchiando ripetutamente la madre al momento del parto per essere stato interrotto durante un solitario. La madre lo porta subito a Venezia dove il giovane Ugo capeggia atti di vandalismo poi mutuati dagli sceneggiatori di “Vivere” e di ”Incantesimo”. Ugo è il terrore dei suoi maestri e Alvaro Vitali rivelerà nel suo libro di memorie “Col fischio o senza?” che il personaggio di Pierino altro non è che una rivisitazione moderna del Foscolo in chiave beat. Improvvisamente decide di voler studiare: una voglia di apprendere lo travolge come un mare in tempesta e quando realizza che l’arte è un modo sicuro per rimorchiare si butta a capofitto nei libri per diventare poeta. Il suicidio di un suo compagno di scuola, Jacopo Ortis, lo turba oltremodo perché Ortis gli aveva promesso di presentargli la sorella. Il mancato incontro con la sorella di Ortis lo tormenta giorno e notte e il giovane Ugo decide di dedicarsi alla politica nello stesso momento in cui il giovane Napoleone marcia su Milano, ma viene arrestato ventisette minuti dopo a causa di sue certe teorie rivoluzionarie per le quali la ciabatta ha gli stessi diritti del mocassino scamosciato. Rilasciato, si ritira sui colli Euganei dove compone il Tieste e una serie di sceneggiature con protagonista un cammello parlante mai rappresentate a causa dei chiari riferimenti rivoluzionari. Si arruola come cacciatore a cavallo nell’esercito cispadano perché affascinato dalla parola “cispadano” che ama pronunciare anche durante gli incontri galanti. Ugo è uno dei parlamentari che incontra Napoleone a Mombello, ma è un momento triste della sua vita in quanto non riesce a farsi immortalare con una polaroid col generale che ha fretta di andare a concludere la vendita di Venezia agli austriaci in cambio del brevetto di un nuovo tipo di tacco ergonomico. Foscolo è deluso e cerca conforto nel lavoro e nella compagnia di altri letterati come il Parini con cui condivide la passione per la lettera K. L’ennesimo rifiuto da parte di Teresa, la moglie del Monti, lo spinge ad ingerire una forte quantità di oppio che invece di ucciderlo gli ispira i testi di cinque canzoni che saranno poi riadattate da Jimi Hendrix. Inizia a scrivere “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, ma il fascino della parola “cispadano” è troppo forte e torna così ad indossare la divisa di Cacciatore partecipando a diversi combattimenti guadagnandosi la promozione a capitano e un set di pentole in acciaio inox. Incontra nuovamente Teresa e ha così la scusa per farsi un altro giro di oppio intuendo stavolta le potenzialità erotiche del gel sulle sopracciglia. A Firenze amoreggia con Isabella Roncioni, ma uscito per andare a comprare le sigarette la ritrova fidanzata ad un conte brindisino privo di caviglie. Si accoppia con un numero spropositato di donne che possono fissare appuntamenti con Ugo tramite il suo fan club; durante le pause amatorie compone “I Sepolcri”. Tempo dopo parte per l’Inghilterra dove si concentra a dissipare tutti i suoi guadagni (e quelli di un equivoco benzinaio calabrese) e dove gli viene recapitata Floriana, la figlia con cui trascorre il resto della sua vita nell’utopia di creare un partito politico composto solo da giardinieri gay. I debiti ormai lo soffocano, a neanche 50 anni è senza denti e con una salute paragonabile al PIL del Nicaragua: muore nel 1827 lasciando in eredità alla figlia un pedalino blu e tre bigodini. Al suo funerale non partecipò nessuno degli intellettuali inglesi che tanto lo aveva acclamato al suo arrivo in Inghilterra e lo stesso Foscolo vi partecipò controvoglia cercando di addurre scuse puerili del tipo “non mi sento bene” e “fa freddo”: fu tumulato con una coperta. Attualmente è ancora morto.

(Illustrazione di Sauro Ciantini)

 

Dante Alighieri

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Da Il Ruvido anno II numero 3

Dante Alighieri nasce a Firenze nel maggio del 1265 da Gabriella e Alighiero, una coppia di scambisti toscani noti alla buoncostume fin dal 1232. Nel 1274 vede per la prima volta Beatrice ad un concorso di Miss Maglietta Bagnata: Dante perde la testa per la vincitrice, ma non avendo molto denaro ripiega su una bambina che nel backstage sta circuendo un cavallo a dondolo: Beatrice. Nel 1283 è già orfano di tutti e tre i genitori, fatto che gli procura una certa notorietà nel quartiere dove distribuisce consigli ai bambini più piccoli su come falsificare la firma sul libretto delle giustificazioni. Nel frattempo, annoiato dalla scarsa programmazione in tv, inizia a frequentare giovani poeti “stilnovisti”. A 20 anni sposa Gemma Donati che gli regalerà quattro figli: nonostante la legittima curiosità, la donna non gli rivelerà mai dove li avesse presi. Nel 1290 muore Beatrice e due anni dopo inizia a scrivere la “Vita Nuova” per distrarsi dalla sua ossessione: i videopoker. Nel 1295 è costretto ad iscriversi ad una corporazione: scelse quella dei medici e dei farmacisti con la speranza di poter accedere più facilmente alle scorte di crack della città. Quando la lotta tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri si fece più aspra, Dante, consigliato da una monetina truccata, si schierò col partito dei Bianchi che cercavano di difendere l’indipendenza della città opponendosi alle tendenze egemoniche di Bonifacio VIII Caetani, che fu Papa dal dicembre 1294 al 1303 e che è rimasto nella storia come Bonifacio VIII Caetani, Papa dal dicembre 1294 al 1303. Nel 1300, Dante venne eletto tra i sei “Priori”, custodi del potere esecutivo, i più alti magistrati del governo che componeva la Signoria. Il loro potere era tale che potevano cambiare canale senza che le loro mogli potessero obiettare. Nel 1301, proprio mentre a Firenze arrivava a cavallo del suo triciclo amaranto Charles de Valois e il partito dei Neri, sostenuto dal papato, prendeva il sopravvento, Dante fu chiamato a Roma alla corte di Bonifacio VIII. Quando iniziarono i processi politici, accusato di corruzione e di aver masticato una caramella con la bocca aperta, fu sospeso dai pubblici uffici e condannato al pagamento di una pesante ammenda oltre a 50 ore di lavori socialmente utili presso lo studio legale di un avo di Cesare Previti. Poiché non si abbassò, al pari dei suoi amici, a presentarsi davanti ai giudici (50 ore in contatto con un consanguineo di Previti già allora rappresentava un'umiliazione inaccettabile), Dante fu condannato alla confisca dei beni e “al boia” se si fosse fatto trovare sul territorio del Comune di Firenze in qualunque stato: solido, liquido, gassoso o gommoso. Fu così costretto a lasciare Firenze e la sua celeberrima collezione di nasi finti. A partire dal 1304 inizia per Dante il lungo esilio, nel corso del quale viene sempre accolto con favore: Verona, Lucca, forse anche Parigi e New Orleans dove pare abbia composto alcuni blues nelle pause dei suoi incontri con prostitute mulatte sulle rive del Mississippi. Nel 1306 intraprende la redazione della Divina Commedia che per motivi ancora ignoti agli storici lo renderà totalmente insensibile ai maccheroni alla panna. Nel 1308, in latino e a testa in giù, compone un trattato sulla lingua e lo stile: il De vulgari eloquentia, nel quale passa in revisione i differenti dialetti della lingua italiana per conquistare l'amore di una lavandaia di 89 anni che invece gli preferirà un compressore. Verso il 1315 gli venne offerto di ritornare a Firenze, ma a condizioni che il suo orgoglio ritenne troppo umilianti: durante il viaggio avrebbe dovuto usare solo il piede destro. Nel 1319 fu invitato a Ravenna da Guido Novello da Polenta, Signore della città che, due anni più tardi, lo inviò a Venezia come ambasciatore. Rientrando da questa ambasciata, Dante venne colpito da un attacco di malaria (nessuno chiarì mai chi gliela scagliò addosso) e morì a Ravenna a 56 anni nella notte tra il 18 e 30 settembre 1321.

(illustrazione di Sauro Ciantini)