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La passione di Mel Gibson
Fino a due giorni fa ero uno dei 12 al mondo a non avere ancora visto La passione di Cristo di Mel Gibson. Fino a domenica sera appunto quando, forse a causa dello straripamento gastronomico delle ulime 24 ore, ero incapace persino di gestire sensatamente il telecomando. Per farla breve guardo il film e al termine mi congratulo con me stesso per non averlo mai visto prima: è veramente mediocre. Mi è piaciuta molto la scelta linguistica dei dialoghi anche se quando erano i soldati romani a parlare mi venivano in mente le scenette dei fumetti di Asterix dove le truppe di Cesare parlano in romanesco con strafalcioni alla Totti. Improvvisamente appare Claudia Gerini nelle vesti della moglie di Ponzio Pilato. Ad un certo punto Pilato era seduto assorto nella camera da letto, la Gerini gli si avvicina soavemente e gli parla all’orecchio; ho sperato che dicesse: “ ‘a Pilà… ‘o famo strano?” . Avrebbe dato un senso alla sceneggiatura. In conclusione il film è un mattatoio e niente più. Che bisogno c’era di essere così espliciti nel mostrare tutta quella violenza? A Mel Gibson piace il sangue, è cosa risaputa, ma per cosa è stato acclamato questo film? Cosa aggiunge di nuovo rispetto ai tanti film sull’argomento? Mattia Sbragia, nei panni di Caifa, mi è piaciuto molto e mi ha comunicato la stessa emotività di quando interpretava Mario Moretti nel film su Moro con Volontè. Ma il resto? Spero che l’anno prossimo la Rai avrà il coraggio di trasmettere Jesus Christ Superstar o Brian di Nazareth.

 
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