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Il divo
Non sopporto le recensioni cinematografiche quindi questa non è una recensione cinematografica. “Il Divo” ha vinto a Cannes ma è irrilevante: anche Sammer ha vinto il pallone d’oro, i Jalisse a Sanremo e l’Italia la prima guerra mondiale. Un bel film, anche se alla fine della proiezione si prova quasi una certa simpatia per l’Andreotti dello schermo; e questo è un male. Si parla di Andreotti ma per un qualche motivo il film sembra invece voler rappresentare le dinamiche del potere politico in generale, ma forse è solo una mia sensazione. Le interpretazioni non credo resteranno nella storia del cinema: Servillo ha uno scatto solo nel monologo finale, la Bonaiuto sarà ricordate per la R moscia e Carlo Buccirosso, nei panni di uno scatenato Pomicino, sembra essere stato prelevato di sana pianta da un film di Salemme. Però è un film che rivedrei volentieri anche subito. Andreotti tormentato dal fantasma di Moro, dal mal di testa e dalla solitudine, passa attraverso la storia d’Italia segnandola senza mai subirla. Bellissime le musiche. L’incontro con Riina è il grottesco nel grottesco, con i pantaloni del boss segnati da una piccola goccia di pipì al momento del famoso bacio. Molte le scene ad effetto. Andreotti e signora che guardano Renato Zero alla tv tenendosi per mano, lo skateboard che annuncia Capaci, il fantasma di Moro nel bagno del divo. Un bel film. Andreotti, quello vero, ha detto di non essere così cinico. Chissà, magari lo è di più.

 
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