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Come ti depisto il telespettatore
Il processo a Rosa Bazzi e Olindo Romano sta finalmente raggiungendo il suo scopo: diventare il nuovo caso Cogne. Prima dell’inizio del dibattimento ci aveva pensato lo sconsiderato Azouz a tenere vivo l’interesse su un delitto dalle potenzialità mediatiche elevatissime, sia grazie all’amicizia con Corona e Mora, sia per essere finito in galera per droga. Una trama troppo ghiotta per passare inosservata ai maestri della disinformazione italiana. I tg stanno pompando ad arte servizi particolareggiati e minuziosi sul duo Bazzi-Romano; minuti e minuti di telegiornale per commentare gli strepitosi successi della task force nata per interpretare il diario di Olindo, il cui codice segreto è stato svelato, senza l’aiuto della CIA o di Pico De Paperis, dopo notti insonni e litri di caffé: d’altronde non era semplice capire che una croce disegnata da Olindo vicino al nome di un magistrato fosse una minaccia di morte nei confronti del giudice. Strepitoso. Il pompaggio mediatico procede quotidianamente senza sosta in modo da tenere sempre alta la tensione del telespettatore medio in modo che, quando ci sarà bisogno di distrarre da notizie scomode, “Matrix” e “Porta a Porta” potranno riempire i loro salotti con la strage di Erba senza alcuna vergogna. Ammesso che ne abbiano mai avuta. Annamaria Franzoni ormai non fa più notizia, Garlasco e Perugia sono delitti interessanti e per qualche settimana si sono contesi lo scettro di miglior delitto “specchietto”, ma Rosa e Olindo sono i personaggi ideali. Chi meglio di loro può essere trasformato in fette di prosciutto da adagiare poi sui nostri occhi dai professionisti della disinformazione? Che fine hanno fatto, ad esempio, De Magistris, la Forleo e le loro inchieste? I telegiornali non ne parlano: finché i due giudici non avranno ammazzato qualche vicino dovremo informarci da altre fonti.

 
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